Chivassese e Canavese sono le aree più colpite dai tumori dell’intera provincia di Torino

Chivasso

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20/07/2016

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In aumento anche i casi di mesotelioma pleurico, uno tumori più incurabili. Millesettecento decessi tra uomini e donne nel 2013. Ma l'Asl invita ad evitare facili allarmismi

Mille e settecento decessi. E tutti a causa di tumori maligni. Nel 2013 in tutto il territorio canavesano che va da Chivasso a Ivrea, Ciriè, Cuorgnè e Castellamonte, le patologie tumorali hanno registrato un significativo incremento e nel periodo preso in esame rappresentano il 13% della mortalità in tutta la regione Piemonte. L’Asl To4, in un recente studio epidemiologico, presentato ieri a Ivrea dal general manager Lorenzo Ardissone, ha illustrato i dati relativi alla mortalità per cancro nel periodo che va fino al 2013, ha evidenziato come si sia registrata una lieve diminuzione dei casi. Sta di fatto, numeri alla mano, che nel Chivassese e in Canavese, la mortalità è più alta che nel resto della provincia di Torino. A sollecitare un approfondito epidemiologico è  il Movimento Cinque Stelle di Chivasso, che più volte ha denunciato come, in special modo nell’area chivassese, in numero delle esenzioni per patologia tumorale siano cresciuto esponenzialmente. Non bisogna dimenticare che Chivasso ospita in frazione Pogliani una delle discariche più grandi di tutto il nord Italia, che a pochi chilometri di distanza, a Torrazza Piemonte, ne sorge un’altra in cui viene riversato parte dello “smarino” proveniente dai lavori per la realizzazione della linea d Alta Velocità in valle Susa. Coincidenze?

Gli esponenti pentastellati sono convinti che qui l’aria sia particolarmente intasata da miasmi e polveri sottili che provocano allergie nel migliori dei casi e patologie spesso incurabili nell’apparato respiratorio nel peggiore dei casi. E non sempre si tratta di fumatori. Il direttore della Rete Oncologica del Piemonte, Oscar Bertetto, medico ed ex sindaco di Brandizzo, sostiene che correlare le esenzioni all’aumento dei rumori non sia corretto. “Lo stesso codice è assegnato a pazienti con tumori benigni e a quelli che sostengono terapie sostitutive” ha spiegato il dirigente sanitario. Sta di fatto che se nell’area nord di Torino la mortalità per cancro è in linea con quella regionale, il numero dei decessi in relazione alla popolazione residente e l’insorgenza dei tumori in entrambi i sessi, evidenzia un livello medio leggermente più elevato rispetto ad altre aree della provincia. Qui gli uomini sono in genere colpiti da tumori al polmone, alla laringe e alla trachea mentre le donne sono maggiormente esposte al carcinoma della mammella. E ancora: un quinto dei decessi è causato da tumori al pancreas, allo stomaco e al fegato, spesso favoriti, come evidenzia lo studio, da stili di vita non confacenti e su questi aspetti, ha sottolineato Oscar Bertetto, la prevenzione si rivela di fondamentale importanza.

E poi ci sono i mesoteliomi pleurici che insorgono nelle aree fortemente industrializzate e negli insufficienti controlli nei luoghi di lavoro. Il caso Olivetti, come quello d’altro canto dell’amiantifera di Balangero, di Casale Monferrato e di Cavagnolo, ne sono l’esempio più lampante. Si tratta, per fortuna di patologie incurabili non molto frequenti, ma anche in questo caso il bacino di abitanti che fa riferimento all’Asl To4 detiene il triste primato del numero più alto di patologie. L’azienda sanitaria, nello studio epidemiologico conferma come si osserva “una geografia che ricalca quella dell’industria di produzione del cemento amianto e l’impiego non controllato di questo materiale nell’edilizia e nell’industria”.

Niente facili allarmismi raccomandano all’Asl, ma ciò non toglie che la situazione sia tutt’altro che rosea dato che all’appello mancano i dati relativi al periodo che va dal 2013 al 2015.

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