Cento anni sono trascorsi. L’economia canavesana nei prossimo cento anni? Lo scenario non è confortante

Rivarolo Canavese

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03/06/2016

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Fare sistema tra i comuni, le istituzioni e i gl'imprenditori, potrebbe consentire di attutire gli effetti della crisi e individuare soluzioni per il rilancio economico territoriale. A patto che si faccia vera sinergia

L’argomento, per quanto sia di strettissima attualità, non stato certo facile da affrontare in una tavola rotonda. ma il tentativo è stato fatto. Alle ore 18,00 nel contesto della Nuova Fiera del Canavese, nel Salone di Caccia del castello Malgrà si è svolto il convegno dal tema “Economia, Industria e New Business in Canavese: cento anni sono passati, progettiamo i prossimi cento”. All’evento hanno preso parte Alberta Pasquero, presidente del Bioindustry Park e del Consorzio attività e insediamenti produttivi del Canavese, Fabrizio Gea, presidente di Confindustria Canavese, Giancarlo Buffo, vicepresidente di Rivabanca e amministratore delegato della Cisla di Rivara, Maurizio Giacoletto, presidente di Asco, Guido Bolatto, segretario della Camera di Commercio di Torino, Davide Boccato, direttore di distretto della Banca Intesa San Paolo e Alberto Rostagno, sindaco di Rivarolo Canavese. Il passato: cento anni di storia, di uno sviluppo industriale straordinario che ha fatto del Canavese una piccola Rhur e ha creato un sistema produttivo che ha consentito di creare reddito per migliaia di famiglie.

UNA STRATEGIA COLLETTIVA CONTRO LA CRISI TERRITORIALE

Poi negli anni Ottanta la prima crisi direttamente causata da quella che aveva investito la Fiat. Da quel periodo nero il distretto industriale canavesano ne è uscito ridotto nei numeri, ma con una nuova mentalità imprenditoriale, aperta all’innovazione e alla ricerca di nuovi mercati. Poi è sopraggiunta la “bolla” finanziaria del 2007 che ha innescato la grave crisi economica che colpito i mercati finanziari di tutto il mondo e, in particolare, quello europeo. I prossimi cento anni: le difficoltà in cui si muove l’imprenditoria sono ormai noti da molto tempo: una tassazione vicina al 60%, un costo del lavoro che in molti casi diventa insostenibile, una burocrazia che allunga a dismisura i tempi di avvio delle nuove attività imprenditoriali, l’assenza di sgravi per favorire la ripresa e l’occupazione e che favorisce la delocalizzazione delle aziende. Un problema non solo italiano, ma è una problematica, a volte insormontabile che investe in particolar modo anche il Canavese. La chiusura degli stabilimento Olivetti si è dimostrato come l’inizio di un processo di impoverimento del tessuto industriale che pare inarrestabile. I prossimi cento anni saranno  molto difficili da progettare se non cambiano le regole: poche, certe, e che favoriscano la ripresa del mercato e, di conseguenza, quella del acquisti. Il Canavese Occidentale conta 46 comuni distribuiti su una superfice molto vasta che va da Ceresole a Bosconero, passando per Busano, Rivara, Forno, Castellamonte, Cuorgnè e Rivarolo Canavese.

I COMUNI DEVONO FARE SISTEMA ACCANTONANDO I CAMPANILISMI

Quante volte negli anni si è affermato il principio che è necessario fare sistema per contare nei confronti della Regione e del Governo? Tante. Qualcuno ci ha provato, ma in questa terra che offre ancora tante opportunità, il campanile conta ancora molto. Troppo. L’istituzione delle Aree Omogenee ha questo scopo: quello di indurre i comuni a fare quadrato, economie di scala, dare vita a progetti comuni. L’Area Omogenea del Canavese Occidentale, costituita da 46 comuni, qualche risultato ha prodotto ma appare sempre più necessario che su temi comuni le amministrazioni si confrontino e individuino soluzioni comuni. Bene la collaborazione con Confindustria, bene la collaborazione con il sistema scolastico superiore, bene la collaborazione con il Bioindustry Park, ma non basta. Nel corso dell’incontro si è parlato dei siti produttivi dismessi (purtroppo, sempre più numerosi) che potrebbero essere riutilizzati, della loro mappatura e catalogazione.

MENO BUROCRAZIA E UN PIANO COMUNE SUI SITI INDUSTRIALI DISMESSI

Confindustria Canavese ha idee chiare e ha polemicamente rilevato come i laccioli della burocrazia rendono difficile l’apertura al nuovo diventa sempre più difficile. E’ una drammatica realtà: e il poter disporre di decine di siti dismessi senza che possano essere riutilizzati perché oggi gl’imprenditori non investono a causa di un mercato nazionale e internazionale troppo fluttuante, in fondo, non porta a nulla. Oltre a questo, l’assenza di un piano comune di riqualificazione dei siti non agevola la nascita di nuovi insediamenti. Se oltre metà dei primi cento anni della storia industriale canavesana si sono rivelati fonte di ricchezza diventa difficile pensare ai prossimi cento anni.

I PROSSIMI CENTO ANNI? UNO SCENARIO DIFFICILE DA IMMAGINARE

A dir la verità diventa difficile pensare al prossimo anno, nonostante qualche episodico e coraggioso tentativo come quello, ad esempio, della nascita di Rivabanca, l’istituto di credito territoriale con sede a Rivarolo Canavese e filiale a Rivara Canavese. Una realtà che sta producendo positivi risultati, ma che da sola non basta per rilanciare il territorio. Fare sistema vuol dire porsi un obiettivo comune per fronteggiare la crisi e lavorare tutti insieme, accantonando rivalità e campanilismi. Ma in un questo Canavese dove tutti, politici, amministratori e imprenditori sono troppo occupati a curare il loro piccolo orticello, dare vita a una strategia comune diventa una ovvia e pia intenzione.

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