Caterina Abbatista non sta bene e gli avvocati ripresentano un’istanza di scarcerazione

Ivrea

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10/06/2016

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Presto i medici dovrebbero verificare se le sue condizioni psico-fisiche sono compatibili con la permanenza in cella, almeno fino al processo

Gli avvocati Matteo Grognardi ed Erica Gilardino non demordono: a loro giudizio Caterina Abbatista, loro assistita e madre di Gabriele Defilippi, il giovane che, insieme a Roberto Obert assassinò la professoressa Gloria Rosboch lo scorso mercoledì 13 gennaio, deve essere rimessa in libertà. E’ sulla scorta di questa convinzione che i due legali hanno presentato, questa mattina, l’istanza di scarcerazione al tribunale del Riesame. Dopo l’incidente probatorio, che ha avuto luogo lo scorso 18 maggio,  incentrato sulla testimonianza del figlio minore di Caterina Abbatista, il Gip di Ivrea Stefania Cugge aveva confermato la necessità della detenzione.

Gli avvocati sono certi che la donna, anche alla luce della testimonianza del ragazzino tredicenne, non avrebbe rivestito nessun ruolo nella pianificazione del delitto e nella sua esecuzione. Sull’altro versante, però, gl’inquirenti non hanno modificato di una virgola le loro convinzioni. La donna avrebbe ancora molto da spiegare e sono sempre più convinti che Caterina Abbatista, operatrice sanitaria nel Pediatria di Ivrea sapeva dei 187 mila euro truffati a Gloria Rosboch ed era a conoscenza dell’intenzione, che sarebbe stata espressa (come ha confermato il fratellastro di Gabriele) che il figlio maggiore aveva intenzione di “fare sparire” la professoressa di sostegno di Castellamonte.

Il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando si era espresso negativamente nei confronti della richiesta di scarcerazione della donna, sostenendo che le dichiarazioni del figlio minore non avevano affatto “alleggerito” la sua posizione giudiziaria. Matteo Grognardi ed Erica Gilardino, sempre più convinti dell’estraneità ai fatti contestati alla donna che difendono, Caterina Abbatista non sta bene. Con ogni probabilità sarà di nuovo visata dai medici: lo scopo è quello di verificare se le sue condizioni psico-fisiche sono compatibili con la sua prolungata permanenza in carcere almeno fino quando non sarà celebrato il processo penale.

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