Castellamonte: uno striscione sulla facciata del Municipio per ricordare l’orrore del genocidio nazista

27/01/2018

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L'amministrazione comunale di Castellamonte ha celebrato il Giorno della Memoria, con uno striscione che riporta una frase tratta da un sermone del pastore Martin Niemöller che invita alla riflessione collettiva

Il 27 gennaio 1945 le truppe russe abbattevano i cancelli del tristemente famoso campo di deportazione di Auschwitz e scoprivano tutto l’orrore dei campi si sterminio nei quali hanno perso la vita oltre sei milioni di ebrei, nomadi e omosessuali. E il 27 gennaio di ogni anno, Giorno della Memoria, si ricorda il genocidio. Il Comune di Castellamonte ha ricordato tutte le vittime con l’esposizione sulla facciata di Palazzo Antonelli, sede del municipio, di uno striscione.

Sul significato del Giorno della memoria il sindaco di Caste4llamonte Pasquale Mazza e il consigliere delegato alla Cultura Claudio Bethaz hanno le idee chiare: “Come Amministrazione Comunale riteniamo la memoria degli orrori passati condizione imprescindibile per evitare che possano accadere nuovamente. Riteniamo giusto, oltre al ricordo delle atrocità della deportazione, lanciare una riflessione sulle cause di quanto successe in tutta Europa, sulle cause che portarono alla morte di 15 milioni di persone. E la causa è da ricercare nella negazione di ogni diversità dai folli parametri che definirono definirono la purezza della razza, la diversità che fu sottolineata dalle leggi razziali e che fu usata a pretesto per le deportazioni nei campi di concentramento e di sterminio, la diversità di religione, etnia, orientamento politico o sessuale”.

E non è tutto: l’amministrazione comunale castellamontese ha deciso, oltre a sostenere le meritevoli iniziative delle Scuole e dell’Anpi rivolte agli studenti, di lanciare un messaggio che inviti alla riflessione, esponendo sul Municipio lo striscione che riporta un passo di un famoso sermone del pastore Martin Niemöller: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perchè mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.
Le categorie citate sono scritte con il colore che li identificava nei Lager: marrone per gli zingari, giallo per gli ebrei, rosa per gli omosessuali e rosso per gli oppositori politici.

“La frase è parte di un sermone del pastore Martin Niemöller, che invitava ed invita ad alzare l’attenzione contro l’apatia sociale, perché questa finisce sempre per favorire intolleranza e odio – conclude il sindaco Pasquale Mazza -. Quando tutti coloro che sono diversi da noi saranno spariti ci accorgeremo di essere soli. Meditiamo che questo è stato”.

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