Castellamonte, il Ministero dell’Ambiente gela il sindaco: “Il problema di Vespia? Non è affar nostro”

02/05/2018

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Il sindaco Pasquale Mazza si è recato a Roma per chiedere se il Ministero dell'Ambiente avrebbe potuto gestire la fase post-mortem in seguito alla chiusura della discarica, ma il viaggio a Roma non ha sortito il risultato sperato

La tanto contestata discarica di Vespia? Non chiuderà, la bonifica non è certa e non sarà gestita, come l’amministrazione sperava, dal Ministero dell’Ambiente. E’ profondamente amareggiato il sindaco di Castellamonte Pasquale Mazza al suo ritorno dal viaggio compiuto a Roma dove sperava di sciogliere uno dei nodi gordiani quasi impossibili da sciogliere senza l’intervento di un ente superiore come poteva essere il Ministero.

Niente di fatto, dunque. E pensare che il primo cittadino aveva fatto della risoluzione rappresentata dall’instabilità della discarica di Vespia, uno dei punti cardine della sua campagna elettorale. A sottolinearlo è lo stesso sindaco: “Abbiamo fatto diverse riunioni in Città Metropolitana e una in Prefettura a Torino, tutte senza soluzione alcuna, confermano le nostre preoccupazioni per la salute dei cittadini in generale e per quelli dell’area circostante in particolare e per la tutela dell’ambiente nelle frazioni di Campo, Muriaglio e Preparetto”.

Nel corso dell’incontro che si è svolto nella capitale, Pasquale Mazza ha richiesto ai funzionari ministeriali se in caso di una eventuale chiusura del sito, il Dipartimento del Ministero dell’Ambiente si sarebbe fatto carico della gestione post-mortem dell’impianto, ma i funzionari hanno risposto picche: il Dicastero non ha “competenza specifica e che l’Autorità deputata a decidere su tutti gli aspetti autorizzativi, sui conseguenti controlli e sulle eventuali criticità che dovessero insorgere è la Città Metropolitana che, in questo caso dovrà adottare tutte le cautele ai fini della tutela ambientale”.

Al di là del linguaggio della burocrazia il concetto è che deve essere l’ente che ha sostituito l’ex provincia di Torino a dover disinnescare quella che viene da molti considerata come una “bomba ambientale”. “Non nascondo la delusione per il mancato appoggio concreto (economico e/o di gestione del sito) alle nostre istanze perchè non di competenza del Ministero. – spiega il sindaco di Castellamonte che promette -: continueremo a lavorare per la tutela della salute e gli interessi dei nostri concittadini”. La palla tornerà in Città Metropolitana e non si sa ancora con quale risultato.

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