Caselle: pignoramento per Mauro Esposito. La mafia si può vincere ma non l’ottusità della burocrazia

Caselle

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11/05/2019

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Nonostante la procura di Torino avesse disposto una sospensiva, e il tribunale avesse riconosciuto il diritto al risarcimento, il testimone di giustizia è di nuovo, disperatamente, sull'orlo del baratro per aver creduto nella legalità

Non c’è pace per l’imprenditore di Caselle Mauro Esposito: vinta la sua battaglia contro la mafia (combattuta a solo, rischiando la sua vita e quella della sua famiglia) testimoniando come teste principale nel processo “San Michele” che ha svelato gl’intrecci tra politica e cosche calabresi nella Valle di Susa, non è riuscito ad avere la meglio contro l’inesorabilità e l’ottusità della burocrazia che ha pignorato tutti i suoi beni. Un provvedimento che l’Agenzia delle Entrate ha notificato i beni in barba alla sospensiva che due anni fa la procura di Torino aveva disposto. Amarezza, dolore, mortificazione e vergogna: sono i sentimenti che in questi giorni il testimone di giustizia Mauro Esposito sta provando.

L’imprenditore, rovinato dalla sua scelta coraggiosa di denunciare di chi voleva corromperlo per “chiudere un occhio” su operazioni finanziare ben poco trasparenti, adesso rischia di perdere ogni cosa. Una situazione kafkiana che allibisce, che lascia senza parole. Un altro che non fosse stato Mauro Esposito, avrebbe accettato qualunque compromesso pur di vivere tranquillo e magari con un consistente ritorno economico. E il pignoramento dei suoi beni è giunto prima ancora che l’imprenditore possa ricevere i risarcimenti stabiliti dal tribunale di Torino.

L’onestà non paga e la nota di Mauro Esposito lo dimostra appieno: “Nuovamente ricevo un pignoramento da parte di Agenzia delle Entrate nonostante la sospensiva che la Procura della Repubblica di Torino ha emesso ormai da più di due anni. Sono vittima della violenza mafiosa ma ancora di più sono vittima di una burocrazia che continua a non riuscire a gestire chi la violenza la denuncia rischiando in prima persona.

Molti imprenditori hanno dovuto togliersi la vita per trovare la serenità perduta, serenità minata sicuramente dalla malavita ma alimentata ed amplificata da molti apparati statali che non sono capaci di affrontare la lotta alle mafie ma che però predicano ed invitano alla denuncia. Non oso pensare cosa ci potrà capitare quando scadrà la sospensiva ma non saranno (molto probabilmente) ancora rimborsati i danni che le sentenze ci hanno già riconosciuto.
Con la vergogna con cui sono obbligato a vivere, Vi saluto cordialmente”.

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