Canavese: in vista aumenti per la raccolta rifiuti e i sindaci minacciano di uscire dal consorzio

Pertusio

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24/03/2017

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Gli amministratori dei piccoli e medi comuni hanno bocciato il piano finanziario che è passato a maggioranza. "Così si privilegiano i centri urbani più grandi e popolosi"

I costi della raccolta rifiuti hanno diviso i sindaci che amministrano i comuni che fanno parte dell’ex consorzio Asa: nel corso dell’assemblea che ha avuto luogo nei giorni scorsi, la maggioranza degli amministratori dei piccoli comuni ha votato contro il piano finanziario che prevede la ripartizione dei costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. A “bocciare” il piano sono stato i sindaci dei comuni di piccole e medie dimensioni. La ragione della protesta? Per alcuni centri urbani il piano prevede un aumento dei costi insopportabili mentre, di converso, prevederebbe sconti ad altri comuni (quelli più grandi e popolosi), secondo una metodologia seguita nella ripartizione che le amministrazioni non possono verificare e neanche controllare.

La faccenda è seria: basti pensare che alcuni comuni, per poter pagare il costo del servizio, dovrebbero aumentare le tariffe di almeno il 30%. Il contratto di servizio stipulato con la società Teknoservice prevede una spesa fissa di circa otto milioni di euro. Il paventato aumento delle tariffe ha acceso gli animi dei alcuni amministratori che hanno minacciato durante la seduta di uscire dal consorzio e manifestato l’intenzione di agire legalmente. Gli esponenti di quello che è stato definito il fronte del No, denunciano il “solito riparto della diseguaglianza”. A giudizio dei sindaci dissezienti i parametri adottati per il riparto e il metodo usato sarebbero del tutto incomprensibili: in questo contesto il piano finanziario per gli amministratori è inaccettabile in considerazione del fatto che, senza la necessaria trasparenza, i sindaci non riuscirebbero a spiegare ai propri amministrati le ragioni per le quali da diversi anni le bollette del servizio di raccolta rifiuti è soggetta a continui aumenti.

L’assemblea non ha tenuto conto delle accese obiezioni dei primi cittadini dei piccoli comuni e ha approvato a maggioranza il piano Finanziario. La divergenza è degenerata in una frattura che di fatto ha diviso in due l’assemblea. Alcuni dei sindaci dei piccoli comuni, sostenuti dai colleghi dei paesi situati nelle valli montane, hanno già annunciato che a partire dal prossimo mese di aprile usciranno dal consorzio per affidare il servizio di raccolta dei rifiuti a un’altra società.

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