Il Canavese strangolato dalla siccità: se non pioverà, ben presto arriveranno le autobotti

Sparone Canavese

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17/10/2017

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Sono 13 i comuni in emergenza: se non pioverà entro 10 giorni altri 40 centri abitati dovranno essere rifornite. Il Po è molto di sotto del livello di guardia. L'agricoltura è in ginocchio

Sono 13 i comuni tra i 290 serviti dalla Smat i 50 centri abitati piemontesi che vengono riforniti d’acqua con un’autobotte a causa della siccità. In preda alla sete ci sono località come Sestriere, Val della Torre e Caprie mentre altri quaranta si trovano, invece, in uno stato di pre-emergenza: se entro  dieci giorni non pioverà arriveranno le autobotti per il rifornimento. E tra questi figurano anche alcuni comuni canavesani.

Non è un quadro confortante quello che riguarda i centri montani piemontesi e canavesani. A risentire degli effetti dell’autunno colpito da un caldo anomalo e da una siccità prolungata, sono le fonti che consentono l’approvvigionamento di acqua. E’ da rimarcare che l’allarme siccità potrebbe estendersi in pochi giorni anche ai comuni che sorgono a quote più basse. La pioggia latita da 45 giorni e nei prossimi giorni non sono previste precipitazioni.

Una sequenzialità che ha pochi riscontri in tutto il Novecento. D’altro canto i mesi di settembre e di ottobre sono sempre stati caratterizzati da un’abbondante piovosità. Gli esperti dell’Arpa regionale sottolineano come le medie mensili sono inferiori del 40% rispetto ai valori medi mensili che di norma vengono esaminati e raffrontati. Nel percorso che si snoda dal Monviso e in tutta la pianura Padana, il fiume Po è molto al di sotto del livello di guardia.

E non è finita: non solo manca l’acqua per uso domestico ma anche quella per irrigare i campi agricoli. La Coldiretti nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme sui danni provocati dalla siccità e dalla carenza d’acqua. Ad aggravare la situazione ci si mettono anche gl’incendi: nell’ultima settimana in tutta la Regione sono stati rilevati ben 25 interventi di spegnimento di incendi divampati nelle zone montane: aree interessate dall’allarme di massima pericolosità.

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