Canavese: nelle Valli l’Uncem gioca la carta della Green Economy per rilanciare il futuro

Ceresole Reale

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10/06/2017

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Biomasse, produzione di energia idroelettrica, mini-eolico e fotovoltaico possono rappresentare una riconversione per mantenere vive le montagne e le Terre Alte del Canavese e del Piemonte

La green economy torna al centro del sistema-Italia e del sistema-Piemonte. Negli ultimi anni, si aperto un nuovo percorso in cui la montagna gioca una partita fondamentale della sua storia. Perché è nelle Alpi e negli Appennini che si trova il naturale bagaglio di risorse che garantiranno il futuro stesso del Paese e del Piemonte. Nelle Terre Alte si trovano i “pozzi di petrolio”, dal legno all’acqua. Biomasse, fotovoltaico, idroelettrico, eolico sono i settori che vedranno direttamente impegnate le Comunità montane che la Regione ha voluto collocare come “Agenzie di sviluppo del territorio montano”, riconoscendole titolari di funzioni in materia di energia e patrimonio forestale.

LE FORESTE SONO GESTIBILI PER DUE TERZI PER LO SVILUPPO DELLA FILIERA DEL LEGNO

I fronti aperti dall’Uncem con le 22 Comunità montane piemontesi sono molteplici. In primo piano ci sono le biomasse. In Piemonte ci sono 900mila ettari di foreste, la maggior parte in montagna, di cui due terzi gestibili per lo sviluppo della filiera legno. La relazione programmatica sull’energia della Regione Piemonte stima una disponibilità massima di circa 2 milioni di tonnellate l’anno di legno, ovviamente rispettando i criteri di massima sostenibilità per il territorio e l’ambiente (non si tratta di taglio incontrollato, ma di corretta gestione forestale). In media, ogni ettaro di superficie forestale può produrre circa 3 tonnellate di legno l’anno, nell’ambito di un piano di gestione forestale di 15 anni. Le recenti evoluzioni tecnologiche nei processi di valorizzazione energetica dalle biomasse, permettono di pagare la biomassa anche 80 euro la tonnellata, grazie agli incentivi che portano il prezzo dell’energia a 0,28 euro al chilowatt. Questo valore può ragionevolmente prevedere un rapido sviluppo di filiere locali. Già disponibili le tecnologie (le migliori in Europa) con impianti di piccola taglia (sotto il megawatt elettrico), ottimali a 200 o 400 chilowatt elettrici di potenza. L’obiettivo è sempre portare gli impianti alle biomasse. In ambiente montano, con l’energia prodotta da biomasse, si crea un posto di lavoro nella filiera del legno ogni quaranta chilowatt di potenza installata (dieci utenze domestiche) in un impianto a biomasse di nuova generazione (cogenerazione, con produzione di energia elettrica e termica).

UN’ALTRA GRANDE PARTITA SI GIOCA SULLA PRODUZIONE IDROELETTRICA

Sull’idroelettrico si gioca l’altra grande partita, in cui è necessario bloccare le pericolose spirali in cui sono venuti a trovarsi Comuni e Comunità montane nel corso degli ultimi vent’anni, troppo spesso saccheggiate della risorsa idrica per grandi o piccoli impianti che solo in qualche caso hanno garantito uno sviluppo pluriennale del territorio. La capacità ancora insediabile in Piemonte è di 1.000 megawatt, un quarto dell’esistente (3.500 megawatt nel 2007). La produzione idroelettrica vale oltre 1 miliardo di euro l’anno in Piemonte, per i proprietari degli impianti che vendono l’energia. Al territorio, Comuni e Comunità montane, finora tornano solo 20 milioni di euro l’anno (attraverso il meccanismo dei sovracanoni). Cifre che l’Uncem ha denunciato come degne della peggiore “economia coloniale”. Sono molte le società che sono pronte a impegnarsi su numeri diversi, che valorizzino la risorsa acqua, nel massimo rispetto ambientale, e che riportino al centro il valore del territorio montano. Perché, se è vero che l’acqua è di tutti, la forza di gravità è solo della montagna. Nelle logiche di sviluppo idroelettrico devono essere tenuti alti i valori della società civile e il ruolo della comunità nella gestione dei commons, i beni comuni da governare secondo modelli nuovi. Elinor Ostrom, premio Nobel per l’Economia, ci spinge a promuovere nuovi sistemi di gestione, in cui l’esproprio delle risorse – da parte di soggetti pubblici, piuttosto che di aziende private – va condannato e bloccato.

IL FOTOVOLTAICO E IL MINI EOLICO SONO, PER L’UNCEM, UNA RISORSA DA SFRUTTARE FINO IN FONDO

Per il fotovoltaico, i calcoli Ipla presentano 100 mila i metri quadrati di tetti esposti sugli edifici pubblici dei Comuni montani. Un tetto, in montagna, può produrre 150 chilowatt di energia, pari a 57 euro per metro quadrato. Un tetto con una normale superficie esposta di 200 metri quadrati consente un incasso di 11.400 euro. Il prezzo è garantito per vent’anni. Gli impianti si possono realizzare al prezzo, chiavi in mano, di 2.800 euro per chilowatt installato pari a circa 350 euro per metro quadrato. Per un tetto di 200 mq, si tratta di 70mila euro con un’incidenza anche per l’ammortamento, calcolato su vent’anni, di 3.500 euro. Ma è necessaria una programmazione complessiva, integrata, con un’offerta più vantaggiosa possibile per i Comuni, attraverso l’attività di coordinamento delle Comunità montane.

E per il mini-eolico, l’Uncem Piemonte ha già avviato la mappatura di luoghi idonei all’installazione di impianti piccoli (in molti casi singoli pali alti meno di dieci metri, con potenza inferiore al megawatt), in cui si sfruttano le continue correnti d’aria della montagna.

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