Canavese: incentivi energetici per lavori mai eseguiti. Ventisei arresti per truffa aggravata

Rivarolo Canavese

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01/11/2017

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Secondo la Guardia di Finanza, gli arrestati avrebbero presentato falsa documentazione attestante l’esecuzione di lavori di efficientamento energetico mai realizzati. L'operazione ha riguardato anche Rivarolo Canavese e Mappano

La Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, ha eseguito una vasta operazione di polizia giudiziaria che ha portato all’arresto di 26 persone per truffa aggravata ai danni dello Stato (per il conseguimento di erogazioni pubbliche) e per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Circa 300 sono stati i finanzieri impegnati in diverse province di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia, che hanno eseguito anche numerose perquisizioni e il sequestro di più di 40 immobili (del valore complessivo di oltre 5 milioni di euro ubicati nelle province di Torino e Rimini).

Un’inchiesta che ha portato i finanzieri direttamente a Rivarolo Canavese e a Mappano. A fronte di lavori o progetti di efficientamento energetico, la Gse spa. (Gestore per i Servizi Energetici) riconosce e attribuisce specifici titoli incentivanti agli operatori che ne fanno richiesta. Tali titoli possono essere scambiati in un apposito mercato regolamentato e consentono di percepire un contributo statale a parziale copertura dei costi sostenuti. Secondo la ricostruzione investigativa, gli appartenenti al sodalizio, mediante l’utilizzo di quattro aziende «Energy Saving Company – Esco» (tre con sede a Milano e una a Rivarolo Canavese), avrebbero presentato falsa documentazione attestante l’esecuzione di lavori di efficientamento energetico in realtà mai realizzati. Nello specifico si tratta di installazione di apparecchi inverter. I titoli così ottenuti e scambiati sul mercato, secondo le tesi degli inquirenti, hanno consentito loro di incassare profitti ritenuti indebiti per circa 105 milioni di euro.

Successivamente i proventi illeciti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sono stati riciclati con l’intervento di altri membri dell’organizzazione. Attraverso diversi passaggi di denaro, i “capitali sporchi” venivano trasferiti, per essere ripuliti, utilizzando numerose società italiane ed estere (per lo più bulgare), operanti in diversi settori, quali la compravendita immobiliare, le costruzioni edili e il commercio di autoveicoli, orologi o bevande.

Parte degli stessi denari, dopo la movimentazione su conti esteri, sono stati prelevati in contanti, per un valore di almeno cinque milioni di euro, presso sportelli bancomat nazionali mediante carte di debito intestate a società bulgare. Tra gli arrestati uno degli ideatori della start up torinese “Smooke”.

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