Canavese: da 5 anni non dichiarava i redditi al fisco. Nei guai noto allevatore e venditori di cani

20/04/2018

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Si stima che l'evasione ammonti a diverse centinaia di migliaia di euro. La Guardia di Finanza ha accertato che i proventi dell’attività di commercializzazione venivano sistematicamente occultati al fisco

E’ considerato uno tra i più importanti allevatori e venditori di cani di razza e altri animali da compagnia dell’Alto Canavese, all’apparenza ligio a tutte le rigide norme del settore. Peccato, però, che dimenticasse regolarmente di presentare le dichiarazioni dei redditi da oltre cinque anni.

Nonostante si trattasse di un operatore del settore noto agli enti pubblici per la professionalità con la quale operava e per le competenze nella gestione degli animali oltre che per la partecipazione a competizioni cinofile di respiro internazionale, questo non lo ha messo al riparo dalle attività di prevenzione e repressione degli illeciti tributari cui la Guardia di Finanza del Gruppo di Ivrea è preposta.

Così l’affermato allevatore si è trovato a dover rispondere delle proprie condotte illecite.

Il volume di affari della ditta individuale è stato così ricostruito dai finanzieri. Gli acquisti da un paese della Comunità Europea di animali tutti regolarmente vaccinati, identificati da passaporto e microchip sono stati esaminati tramite l’utilizzo di banche dati per la condivisione di informazioni tra Stati membri dell’Unione Europea, mentre le successive vendite sono state tutte ricostruite tramite i documenti di cessione obbligatori per l’aggiornamento dell’Anagrafe nazionale canina trasmessi all’Asl T04.

La Guardia di Finanza ha accertato che la ditta che emetteva regolari fatture nei confronti di negozi e società del settore “pet” con sede su tutto il territorio nazionale, operava invece del tutto “in nero” quando si trattava di clienti privati. Tuttavia, sia che emettesse fattura, sia che vendesse a privati, tutti i proventi dell’attività di commercializzazione venivano sistematicamente occultati al fisco.

Ed è così che, negli ultimi anni di attività, la ditta verificata ha potuto incassare compensi per diverse centinaia di migliaia di euro senza versare nulla nelle casse dello Stato.

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