Avevano prestato denaro a un dentista. Condannati per usura due imputati di Chivasso e Montanaro

Chivasso

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20/07/2016

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Il professionista aveva ricevuto un prestito di 15 mila euro e avrebbe dovuto restituirne il doppio. Gl'imputati dovranno anche versare 5mila euro di sanzione a testa

Erano accusati aver prestato soldi a un tasso d’usura a un dentista di Brandizzo. La coppia di chivassesi, a giudizio del pubblico ministero Giuseppe Drammis, aveva raccolto denaro da un gruppo di cinque persone tutte residenti a Brandizzo e successivamente denunciati per usura, per prestarlo a tassi d’interesse sproporzionati ad alcuni professionisti attivi nel Basso Canavese. Il giudice del tribunale di Ivrea Elena Stoppini ha accolto la tesi della pubblica accusa e ha condannato, nella mattinata di martedì 19 luglio, Domenico Campiglia, 56 anni, residente a Chivasso, difeso dall’avvocato Elisa Solive, e il 37enne Cosimo Ferruzzi, residente a Montanaro rappresentato dall’avvocato Maria Luisa Bravo. A entrambi gli imputati è stata inflitta una pena di 2 anni di reclusione e cinquemila euro di sanzione.

Cosimo Ferruzzi è stato condannato per l’accusa di usura e assolto da quella di tentata estorsione. Secondo l’accusa dal marzo del 2013 all’ottobre 2014, i due imputati avrebbero incassato 24 mila euro da un dentista di Brandizzo al qual avevano prestato 15mila euro. In sostanza, stando alle intercettazioni telefoniche, il professionista di Brandizzo avrebbe dovuto restituire una somma doppia rispetto a quella prestata. Stando a quanto sarebbe stato appurato Domenico Campiglia sarebbe stata la mente del sodalizio mentre Ferruzzi si era riservato il ruolo di intermediario, gestendo di fatto il flusso di denaro. L’accusa di tentata estorsione che gli era stata addebitata dalla procura era riferita a una telefonata che la vittima avrebbe ricevuto nella quale si minacciava il dentista e la famiglia. La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a tre anni e 4 mesi per Campiglia e 2 anni e nove mesi per Ferruzzi.

Gli avvocati difensori, dal canto loro, avevano sottolineato che il testimone era del tutto inattendibile e nell’arringa finale avevano chiesto l’assoluzione dei loro clienti. Il giudice ha ritenuto fondato l’impianto accusatorio e ha condannato i due imputati. Dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, i difensori valuteranno la possibilità di impugnare il verdetto e di ricorrere in Appello.

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