In aumento nel territorio metropolitano i senza fissa dimora. Gli “homeless” presenti anche in Canavese

Canavese

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07/04/2019

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Resta netta la prevalenza maschile: uomini soli, spesso in età attiva, separati, con reti parentali non del tutto solide o consolidate, o completamente dissolte. Ma in alcuni territori sta assumendo rilevanza la presenza femminile: sono solitamente donne sole e single. Riguardo alla nazionalità degli utenti, al di fuori del capoluogo si evidenzia una netta prevalenza di italiani

Non solo Torino, cioè una città con molti servizi e molte risorse, ospita gli homeless. Anche il territorio della Città metropolitana ne ha un numero consistente. E non è facile sapere quanti e chi sono perché ovviamente i senza fissa dimora sono soggetti che sfuggono alle normali fonti di censimento, ma anche perché spesso ricevono aiuto da strutture private che non sono in rete con i servizi pubblici.

È quanto era emerso, nel 2017, da una indagine ricognitiva commissionata dalla Città metropolitana di Torino che aveva permesso di “censire” sul territorio 101 strutture tra dormitori, social housing, mense, centri d’ascolto per la distribuzione di beni di prima necessità e ambulatori sociali; 36 servizi sociali impegnati quotidianamente con utenza homeless; oltre 50 i comuni interessati dal fenomeno e più di 30 quelli che concedono la residenza anagrafica in una via fittizia per permettere ai senza tetto l’accesso alle prestazioni sociali e sanitarie; 550 i senza dimora censiti.
L’indagine ha avuto un secondo “step” che punta a conoscere più nel dettaglio il profilo di questi “invisibili” e anche le best practices per affrontare il fenomeno. Lo studio è stato promosso dalla Città metropolitana di Torino e realizzato da Cesare Bianciardi del Dipartimento di culture, politiche e società dell’Università degli studi di Torino.

L’indagine si è concentrata in particolare sui territori di Pinerolo, Rivoli, Settimo Torinese e Chivasso, scelti tenendo conto del numero di presenze di homeless rilevate nel 2017 e dell’attribuzione della residenza anagrafica fittizia quale indicatore di un processo strutturato di presa in carico.
Homeless in aumento. A distanza di un anno, nel 2018, si è rilevata una variazione percentuale di + 20 % dei senza dimora presenti sul territorio metropolitano, pari a un aumento di 111 unità.

L’aumento registrato è imputabile, in parte, a una più puntuale annotazione del fenomeno, cioè con il censimento disenza dimora anche in molti Comuni dove il fenomeno non era stato rilevato nel 2017: Lanzo Torinese, Caselle Torinese, Robassomero e Borgaro; Trofarello, Trana, Cuceglio, San Martino Canavese, Mazzè, Torre Pellice, Pinasca, Usseaux.

L’aggiunta di questi Comuni porta il numero totale dei Comuni nei quali sono presenti homeless a 60, quindi nel 19% dei Comuni della Città metropolitana di Torino si è rilevata la presenza di homeless.

Strutture pubbliche e private

Come già messo in evidenza nella precedente indagine una buona percentuale di strutture di terzo settore agisce non entrando in rete con i servizi sociali pubblici, ben il 49 % del totale; un 33 % di strutture agisce, invece, in rete con il pubblico e, in ultimo, il 18 % di strutture pubbliche (spesso dormitori, social housing o alloggi protetti/autogestiti) sono comunque gestiti da enti di privato sociale o di terzo settore.

Profili degli homeless presenti sul territorio metropolitano di Torino

Tre sono le tipologie di homeless presenti sui territori metropolitani:
– «in transito», vale a dire la tipologia classica del senza dimora itinerante.
– soggetti portatori di quelle che vengono definite «fragilità di base», quali dipendenze, malattie o con alle spalle famiglie fragili.
Ancora rilevante è la componente di persone con trascorsi di dipendenze – che per la maggior parte questi hanno sviluppato anche problematiche psichiatriche – cui si affiancano sempre di più soggetti relativamente giovani, in età lavorativa attiva, con scarsità di strumenti (sociali, relazionali, culturali, professionali).
Questi ultimi, in particolare, sono persone che sono sopravvissute grazie a lavori saltuari, ma che – con la crisi del mercato del lavoro – non riescono più a mantenersi e soprattutto a non riescono a mantenere un alloggio.
– persone definite «normali» che cadono nella condizione di homeless a causa di un «evento scatenante».

Di maggiore rilevanza appaiono le tipologie di individui di senza dimora strettamente connessi all’impoverimento generale, ovvero alla precarietà e alla perdita di fonti di reddito certe provenienti da attività lavorative stabili. Gli operatori osservano che quando pensano al senza dimora oggi non pensano più al «clochard classico» -che seppur continua ad esistere ha sicuramente mutato la sua forma in un soggetto che «aderisce seppur parzialmente alle regole» e pertanto rientra in qualche percorso assistenziale che prevede anche l’inserimento in strutture di bassa soglia. Piuttosto fanno riferimento a una variegata e nuova costellazione di persone che perdono la casa e con essa la stabilità della propria vita, pur avendo «fino a pochi istanti prima vissuto una vita del tutto normale». la causa scatenante in un evento preciso che determina «un lento scivolamento», che sia la perdita del lavoro, la separazione dal coniuge, o un lutto importante.

Gli “homeless” non sono solo maschi

Resta netta la prevalenza maschile: uomini soli, spesso in età attiva, separati, con reti parentali non del tutto solide o consolidate, o completamente dissolte. Ma in alcuni territori sta assumendo rilevanza la presenza femminile: sono solitamente donne sole, single perché separate o perché non sposate, che vivevano coi genitori e si mantenevano attraverso lavori saltuari, che al momento della morte degli stessi non riescono più a mantenersi ed a mantenere la loro abitazione.

Gli homeless sono in prevalenza di nazionalità italiana

Riguardo alla nazionalità degli utenti, al di fuori del capoluogo si evidenzia una netta prevalenza di italiani. Solo a Pinerolo – dove nelle valli è presente in maniera massiccia il fenomeno dell’accoglienza diffusa dei migranti – pare assumere rilevanza il fenomeno di coloro che escono dal percorso di accoglienza e sono frequentemente utenti dei servizi di bassa soglia ma non dei servizi sociali (in quanto clandestini).

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