Ivrea, processo “Supercar”: il pubblico ministero ha chiesto 70 anni di carcere per quattordici imputati

Ivrea

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28/03/2017

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L'idea era nata in un alloggio popolare del quartiere "Bicocca" di Rivarolo. L'organizzazione acquistava in particolare auto di lusso con assegni falsi o scoperti

Settant’anni di carcere: sono le richieste di pena che il pubblico ministero del tribunale di Ivrea Ruggero Crupi nell’ambito del processo denominato “Supercar”. Gli imputati sono quattordici: l’accusa è quella di aver compiuto truffe in tutta Italia per oltre un milione di euro sia nel settore delle auto di lusso e sia in quello dei generi alimentari.

La pubblica accusa ha chiesto 6 anni e quattro mesi di reclusione per Ippolito Mesoraca, 64 anni e sei anni per l’ex moglie Maria Bevilacqua di 49 anni, tutti e due residenti a Rivarolo Canavese.

Per investigatori e inquirenti la coppia sarebbe stata a capo dell’organizzazione criminale che, nel lasso di tempo intercorso tra il 2009 e il 2013, avrebbe truffato centinaia di persone in tutta Italia grazie alla complicità di latri membri della famiglia.

L’organizzazione è stata smantellata dai carabinieri della stazione di Rivarolo Canavese. Nel corso delle indagini furono recuperati oltre 450 assegni falsi mentre le truffe ufficialmente accertate sarebbero 234. L’accusa contestata ai quattordici imputati è quella di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

L’organizzazione prediligeva l’acquisto, tramite assegni falsi, di auto di grossa cilindrata come Bmw, Audi e Mercedes che venivano in seguito esportate in Germania, in Francia o in Nord Africa, ma non disdegnava l’acquisto di grosse partite di Parmigiano o di mobili.

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